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09 febbraio 2010, 04:46 
    Un pianeta da difendere
     
    di Mario Tozzi
    primo ricercatore Cnr - Igag
    e conduttore televisivo
     
    IL PAESE DEL SOLE
    in cerca di energia
     
    A passare in rassegna le tipologie di impiego dell’energia fotovoltaica (quella direttamente ricavata dal Sole) c’è da rimanere stupefatti per varietà e quantità. Ci sono ancora i classici impianti a pannelli inclinati sopratetto, i tetti interamente rivestiti, i pannelli isolati, le coperture a risega dei tradizionali edifici industriali e le coperture incurvate. Ma ci sono, e per molti è una novità, le facciate continue verticali, gli elementi di rivestimento inclinati, i cosiddetti frangisole, i lucernai solari, addirittura le balaustre, le fioriere, le pensiline per auto o per attesa di bus, i padiglioni, i pannelli per gli impianti informativi e per il rilevamento di dati, quelli per i cartelloni pubblicitari e per i cartelli di segnaletica, i lampioni da illuminazione pubblica, i pannelli sulle barriere antirumore. La versatilità degli impianti fotovoltaici è talmente ampia che ci si domanda come mai non ci sia un pannello almeno su ogni lampione, tettoia, semaforo o balcone d’Italia.
    Di più: come mai che in Germania l’energia fotovoltaica cresce per 140 MW ogni dodici mesi e in Italia all’impressionante ritmo di 4 (quattro) MW all’anno? E come può essere che ciò accada quando l’Italia ha il 56% di insolazione in più rispetto alla Germania?
    Il potenziale fotovoltaico italiano sarebbe enorme: 47.000 miliardi di kWh/anno, con una certa differenza fra il Trentino Alto Adige (3,5 kWh/mq/giorno di energia solare disponibile) e la Sicilia (5,5 kWh/mq/giorno) di cui però i siciliani non sembrano essersi accorti, visto che è proprio nella provincia di Bolzano che si installano più pannelli che in qualsiasi altra parte d’Italia. Ora, a meno di non voler essere razzisti, si potrebbe pensare a una naturale inclinazione per il Sole dei paesi di lingua tedesca, nonostante l’incentivo sul kWh prodotto in Germania sia inferiore a quello italiano (0,24 centesimi contro 0,44). La differenza è che in Germania i soldi vanno al rinnovabile vero (non ai rifiuti bruciati) e, quindi, lì si produce elettricità veramente rinnovabile. In Italia il consumo medio di una famiglia è di circa 3.000 kWh/anno, con il fotovoltaico si potrebbe arrivare facilmente a coprire fra 1.100 (Italia settentrionale) e 1.600 (Italia meridionale). L’88% del solare europeo è - invece - in Germania, ma noi siamo il Paese del Sole, non c’è qualcosa di profondamente stonato?
    Eppure se volessimo dedicare solo l’1,5% del territorio nazionale ai pannelli solari, potremmo vedere soddisfatto l’intero fabbisogno energetico italiano, sottraendo solo 4-5.000 kmq di territorio che potrebbero essere opportunamente scelti in aree abbandonate o già destinate ad altri usi industriali e commerciali. Questo semplice dato smonta anche un’altra critica che viene generalmente mossa all’energia solare, quella di necessitare di grandi spazi di territorio: in realtà non ce ne vorrebbe poi molto, si tratta di cambiare la mentalità dei decisori politici e dell’opinione pubblica, piuttosto.
    Ma la critica è totalmente infondata, perché si intende che non si tratta mai di sottrarre un territorio destinato a parco o di qualche pregio ambientale o culturale, ma di uno già destinato ad altri usi. Non c’è bisogno di occupare i pascoli alpini di Mont Soleil, in Svizzera, per ottenere 500 MWp fotovoltaici (cosa realmente accaduta) quando si può ottenere la stessa potenza dalle sole pensiline della stazione di Losanna.


    Mario Tozzi