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02 settembre 2010, 21:29 
    Un pianeta da difendere
     
    di Mario Tozzi
    primo ricercatore Cnr - Igag
    e conduttore televisivo
     
    IL PAESE DEL SOLE
    in cerca di energia
     
    A passare in rassegna le tipologie di impiego dell’energia fotovoltaica (quella direttamente ricavata dal Sole) c’è da rimanere stupefatti per varietà e quantità. Ci sono ancora i classici impianti a pannelli inclinati sopratetto, i tetti interamente rivestiti, i pannelli isolati, le coperture a risega dei tradizionali edifici industriali e le coperture incurvate. Ma ci sono, e per molti è una novità, le facciate continue verticali, gli elementi di rivestimento inclinati, i cosiddetti frangisole, i lucernai solari, addirittura le balaustre, le fioriere, le pensiline per auto o per attesa di bus, i padiglioni, i pannelli per gli impianti informativi e per il rilevamento di dati, quelli per i cartelloni pubblicitari e per i cartelli di segnaletica, i lampioni da illuminazione pubblica, i pannelli sulle barriere antirumore. La versatilità degli impianti fotovoltaici è talmente ampia che ci si domanda come mai non ci sia un pannello almeno su ogni lampione, tettoia, semaforo o balcone d’Italia.
    Di più: come mai che in Germania l’energia fotovoltaica cresce per 140 MW ogni dodici mesi e in Italia all’impressionante ritmo di 4 (quattro) MW all’anno? E come può essere che ciò accada quando l’Italia ha il 56% di insolazione in più rispetto alla Germania?
    Il potenziale fotovoltaico italiano sarebbe enorme: 47.000 miliardi di kWh/anno, con una certa differenza fra il Trentino Alto Adige (3,5 kWh/mq/giorno di energia solare disponibile) e la Sicilia (5,5 kWh/mq/giorno) di cui però i siciliani non sembrano essersi accorti, visto che è proprio nella provincia di Bolzano che si installano più pannelli che in qualsiasi altra parte d’Italia. Ora, a meno di non voler essere razzisti, si potrebbe pensare a una naturale inclinazione per il Sole dei paesi di lingua tedesca, nonostante l’incentivo sul kWh prodotto in Germania sia inferiore a quello italiano (0,24 centesimi contro 0,44). La differenza è che in Germania i soldi vanno al rinnovabile vero (non ai rifiuti bruciati) e, quindi, lì si produce elettricità veramente rinnovabile. In Italia il consumo medio di una famiglia è di circa 3.000 kWh/anno, con il fotovoltaico si potrebbe arrivare facilmente a coprire fra 1.100 (Italia settentrionale) e 1.600 (Italia meridionale). L’88% del solare europeo è - invece - in Germania, ma noi siamo il Paese del Sole, non c’è qualcosa di profondamente stonato?
    Eppure se volessimo dedicare solo l’1,5% del territorio nazionale ai pannelli solari, potremmo vedere soddisfatto l’intero fabbisogno energetico italiano, sottraendo solo 4-5.000 kmq di territorio che potrebbero essere opportunamente scelti in aree abbandonate o già destinate ad altri usi industriali e commerciali. Questo semplice dato smonta anche un’altra critica che viene generalmente mossa all’energia solare, quella di necessitare di grandi spazi di territorio: in realtà non ce ne vorrebbe poi molto, si tratta di cambiare la mentalità dei decisori politici e dell’opinione pubblica, piuttosto.
    Ma la critica è totalmente infondata, perché si intende che non si tratta mai di sottrarre un territorio destinato a parco o di qualche pregio ambientale o culturale, ma di uno già destinato ad altri usi. Non c’è bisogno di occupare i pascoli alpini di Mont Soleil, in Svizzera, per ottenere 500 MWp fotovoltaici (cosa realmente accaduta) quando si può ottenere la stessa potenza dalle sole pensiline della stazione di Losanna.