Per il bene degli animali (e nostro)
I fornitori di carni a marchio Coop dovranno adeguare gli allevamenti a un codice etico sul benessere del bestiame. Previsti controlli e verifiche
Non infliggere agli animali inutili sofferenze. Consentire loro - così come sancito anche dalla Convenzione europea sulla protezione degli animali da allevamento - di poter praticare le cinque libertà: dalla fame, dalla sete, dalla paura, dalla malattia, dal dolore. Devono anche essere liberi di esprimere il loro comportamento naturale.
Principi che la Coop intende far rispettare, per una questione etica, soprattutto. Ma non solo: "Un animale allevato rispettando il suo benessere – spiega Maurizio Zucchi, direttore qualità Coop Italia - è anche un animale più sicuro dal punto di vista della salute del consumatore. Per questo Coop intende proporre ai suoi fornitori una serie di disciplinari – diversi per ciascuna specie – che hanno come obiettivo il rispetto della biologia degli animali, proprio a partire dalla messa in pratica delle cinque libertà. Ce lo chiedono i nostri soci che sempre più, oltre alla convenienza, vogliono anche la qualità del prodotto". I disciplinari – presentati ai fornitori nel corso di un convegno dal titolo "Il codice etico sul benessere animale" – faranno parte dei capitolati Coop.
Ma cosa chiedono i disciplinari e come si concretizzano le cinque libertà? Gli animali devono poter stare in spazi adeguati, non in soprannumero. Le stalle devono essere ventilate e pulite. Devono potersi muovere secondo le esigenze della loro specie e dunque non possono essere costretti in gabbie o stabulari troppo piccoli. Devono poter mangiare cibi adatti alla loro specie. Se si ammalano, devono poter stare in spazi dedicati solo a loro – una sorta di quarantena – in cui verranno curati da medici veterinari. Le stalle devono essere ventilate e pulite. Il personale degli allevamenti deve essere qualificato. Inoltre, devono essere trasportati evitando loro sofferenze. Questi elementi che – tutti insieme – contribuiscono al benessere animale, verranno periodicamente verificati da Coop attraverso una serie di analisi: sul personale e sul management, sulle strutture, sul comportamento degli animali e sul loro stato di salute in generale (per controllare l’assenza di ferite o lesioni, e che le estremità siano sane). Procedure che verranno poi certificate da un soggetto terzo, per dare le massime garanzie a soci e consumatori.
Ma trattare bene gli animali è anche vantaggioso per le aziende. "L’obiettivo del benessere animale - spiega Valentina Ferrante dell’istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna - può diventare elemento riqualificante dell’impresa zootecnica. Gli investimenti che un allevatore fa in questo senso possono essere ripagati da un consumatore cosciente". E l’Italia sembra pronta a questo scatto in avanti, visto che - come ricorda Andrea Gavinelli (Unità benessere e nutrizione animali della Ue) - il 57% degli europei è disposto a spendere di più per carne prodotta rispettando il benessere degli animali. Ma addirittura il 73% degli italiani è disposto a cambiare negozio pur di poter acquistare un prodotto rispettoso. Anche perché ormai i consumatori sanno che l’animale che sta bene non solo ha una carne più salubre, ma è anche più buona". Zucchi, ricorda inoltre che "un animale in salute è più produttivo. L’applicazione dei nostri disciplinari non è vantaggiosa solo per il consumatore, ma anche per l’allevatore. In una situazione di stasi dei consumi, riteniamo che aumentare la qualità del prodotto attraverso l’investimento sul benessere animale, possa migliorare la produttività degli allevamenti e anche il loro conto economico generale".
Una filosofia che Coop pratica già dagli anni ’80, ovvero dall’introduzione del marchio "Prodotti con amore", ma anche coi marchi per la pesca sostenibile Dolphin Safe e Friend of the Sea; con diverse modalità di allevamento delle galline ovaiole che escludono le gabbie e con l’esclusione dei test sugli animali sui cosmetici a marchio Coop.