Costruire fiducia
Come gli italiani vedono il proprio paese e come giudicano Coop? Ecco cosa emerge da diverse indagini dei più importanti istituti di ricerca: un popolo preoccupato per il futuro e poco ottimista. Ma tra i soci Coop si scoprono differenze importanti, segno che valori e identità pagano
Questa è una storia di fiducia e la fiducia è una merce che non abbonda nell’Italia di oggi. C’è però chi, ed è il caso di Coop, pur partendo da una base decisamente superiore alla media, è riuscita nel corso dei mesi recenti, a recuperare ed anzi migliorare proprio il dato sulla fiducia da parte di soci e consumatori, che aveva subito una flessione significativa in coincidenza con le polemiche sulla scalata Unipol-Bnl. Un risultato non semplice né scontato, perché ottenuto in una fase in cui il morale degli italiani non è per niente alto.
Sì perchè la fiducia dipende da come percepiamo la società che ci circonda, dai problemi in famiglia e sul lavoro, da ciò che raccontano giornali e televisioni. La nostra storia si svolge nell’Italia di oggi, o meglio nell’Italia tra il giugno 2005 e il dicembre 2006. Mesi difficili e carichi di tensioni. Sul piano sociale ed economico un numero sempre crescente di famiglie scopre di faticare a far quadrare i conti a fine mese. Sul piano politico una interminabile e durissima campagna elettorale, culminata nelle elezioni dell’aprile 2006, riconsegna un paese spaccato in due, mentre sul piano internazionale l’ombra del terrorismo e delle guerre si allunga anche su chi, come noi, pensava di poter restare fuori da questi problemi. Dentro a questa cornice, quella che ci parla dell’Italia nel suo insieme, sta la vicenda della fiducia che cittadini e soci ripongono in Coop. Anche per Coop, come accennato, tra il giugno 2005 e il dicembre 2006 succedono cose importanti. Da un lato la situazione economica che non incoraggia i consumi rende la tutela del potere d’acquisto delle famiglie un impegno più che mai prioritario, in un mercato sempre più competitivo. Ma a queste cose si aggiunge il tentativo di scalata di Unipol (compagnia di assicurazioni espressione del movimento cooperativo e soprattutto delle grandi Coop di consumo) alla Bnl. Una vicenda che per mesi ha tenuto le prime pagine dei giornali, gettando ombre sulla correttezza di chi guidava Unipol, ma anche, inevitabilmente, su chi di Unipol era di fatto il proprietario e cioè Coop.
COOP E IL CASO UNIPOL
Ebbene è proprio su queste storie di fiducia, e con una attenzione particolare a cosa pensano soci e clienti Coop, che ha indagato periodicamente (con ben sei rilevazioni a distanza pochi mesi l’una dall’altra) l’Osservatorio sul capitale sociale, realizzato dalla società Demos & Pi e diretto da Ilvo Diamanti (ma sugli stessi temi hanno indagato anche altre ricerche come quelle curate dal professor Giampaolo Fabris di cui parliamo in questo stesso dossier). Intervistando un campione di oltre 1400 italiani, l’Osservatorio ha scoperto come, nel periodo indicato, l’umore degli italiani tendesse al pessimista. In sostanza le aspettative verso il futuro non sono rosee e tutti i giudizi ne risentono.
Dentro a questo fiume c’è un pesce come Coop che, in coincidenza con il caso Unipol, subisce un duro colpo: un calo secco di 10 e più punti percentuali (rilevazione del febbraio 2006) tra coloro che esprimono molta o moltissima fiducia. Ebbene, da allora Coop è stata capace di risalire la corrente. Un’operazione tanto più difficile e significativa perchè avvenuta andando controcorrente rispetto all’umore generale. Ma, evidentemente, grazie a comportamenti concreti coerenti e trasparenti (sia per le scelte su Unipol stessa, ma anche in altri campi: basta pensare alla campagna per la liberalizzazione della vendita dei farmaci) Coop è ritornata, ed anzi li ha anche migliorati, ai suoi abituali livelli di fiducia. Che sono davvero ai primi posti tra le istituzioni sociali e politiche del nostro paese.
LA FIDUCIA RITROVATA
"Se si guarda al trend della fiducia rilevato dalle nostre indagini emergono indicazioni estremamente chiare" spiega Ludovico Gardani, uno dei ricercatori che cura la parte metodologica dell’Osservatorio. "Innanzitutto - continua Gardani - l’ultima rilevazione di dicembre 2006 ci dice che Coop si conferma nelle posizioni alte, con il suo 55% di intervistati che esprime molta o moltissima fiducia. Nettamente al di sopra del Comune, che pure è l’istituzione sentita più vicina dai cittadini, che arriva al 35%, dei sindacati (col 34%), dello Stato (col 26,8%) e delle associazioni di imprenditori (col 26,3%). Tra l’altro, mentre il dato di Coop è stabile, quello di molte di queste altre istituzioni è in marcato calo: il comune perde 5 punti sulla rilevazione precedente, lo Stato 4, il sindacato quasi 3".
Un segno inequivocabile dell’aria che tira. "Dalle nostre indagini emerge anche che figure come il presidente della Repubblica e il papa perdono consensi. Un fatto legato anche ai diversi stili che le figure di Napolitano e Ratzinger hanno rispetto a chi li ha preceduti. Ma resta il fatto che siamo dentro ad una tendenza di fondo". Del resto la rilevazione del dicembre 2006 è avvenuta proprio mentre le polemiche sulla legge Finanziaria impazzavano e poco dopo un provvedimento, come quello dell’indulto, che non è certo stato apprezzato dagli italiani. Dunque una spinta in più a nutrire poca fiducia nelle istituzioni e nella politica.
COOP: ETICA E VALORI
"Una delle caratteristiche storiche che emergono dalle indagini sui suoi soci e clienti – continua Gardani - è come Coop sia connotata in termini non politici o di schieramento, come qualcuno sembra invece ancora pensare, ma per l’universo di valori che riesce ad esprimere, per la sensibilità sociale, per la dimensione etica. Da qui deriva un livello di fiducia che per Coop è cresciuto negli anni, collocandosi a livelli assoluti in una graduatoria ideale".
Gardani evidenzia anche come ci sia una ambivalenza positiva nella percezione di Coop, e cioè come all’impresa che offre merci a prezzi convenienti, si affianchi e si sovrapponga l’associazione di consumatori e di soci che si fa carico dei loro problemi, esercitando attivamente una idea solidale della propria missione.
Questo percorso positivo ha però subito un brusco stop in coincidenza col caso Unipol. Mesi di esposizione mediatica hanno lasciato il segno (pensiamo anche alla campagna elettorale in cui il tema delle "coop rosse" è stato pesantemente e strumentalmente tirato in ballo). Nonostante questo, tra febbraio 2006 e settembre dello stesso anno, la fiducia in Coop, guardando al campione generale dell’indagine, torna a risalire dal 45,4% al 55%, superando addirittura il 52,1% della rilevazione, diciamo così, pre-Unipol. Se si guarda poi al solo dato tra i soci ed i clienti, la fiducia, che era scesa in modo ancor più marcato rispetto all’intero campione (con una perdita tra i 10 ed i 15 punti), arriva a superare il 76-77% . Segno che, mano a mano che la pratica quotidiana di rapporto con Coop, ha preso il posto del polverone mediatico, le cose sono ritornate al loro posto. Una conferma che la coerenza dei comportanti paga, ma anche che, per errori (veri o presunti) o semplici sospetti, si paga pegno e che non c’è nulla di acquisito per sempre.
Ritornando al profilo dei soci e dei clienti Coop emergono altre peculiarità interessanti. "Anche qui ci sono alcune tendenze di fondo che si confermano – spiega Gardani – Diciamo che chi gravita nell’universo valoriale di Coop è più ottimista, sia sul futuro proprio che su quello del paese. Il contesto generale resta quello per cui, in generale, nessuno sprizza ottimismo, ma soci e clienti Coop hanno più fiducia negli altri (c’è uno scarto di 6/7 punti percentuali rispetto all’insieme del campione), vedono meno incertezze nel futuro (qui con uno scarto di quasi 10 punti percentuali)". Particolarmente significativo è il dato sul possibile miglioramento della situazione economica nazionale. Mentre nel complesso del campione, rispetto al rilevamento precedente, questa possibilità si allontana (cioè c’è una flessione del 9,4%), tra soci e clienti, la quota di chi crede in questa possibilità cresce, rispettivamente, del 6,5 e del 3%.
UN PAESE E IL FUTURO
Lasciando da parte la specificità dell’universo Coop e tornando a guardare all’insieme del paese, la fotografia che l’Osservatorio sul capitale sociale ci consegna è una immagine fatta più di ombre che di luci. "C’è sicuramente stato un allentamento dei riferimenti valoriali" conclude Gardani. "Si tratta di un trend che va oltre il periodo di cui abbiamo parlato, nel senso che era iniziato già prima del 2005 e ancora non si vede l’epilogo". Qualche piccolo spiraglio, a fine 2006, sembra manifestarsi, ma sono dati ancora contraddittori: perchè è vero che pare esserci un po’ meno timore verso il futuro visto che coloro che ritengano non ci si debba lanciare in progetti troppo impegnativi (proprio a causa dei rischi del mondo di oggi) scende dal 51% del febbraio al 40% di dicembre 2006; ma, di converso, la quota degli ottimisti (chi pensa cioè che la propria situazione o quella nazionale migliorerà), che pareva anch’essa in risalita, tra settembre e dicembre 2006 scende dal 15 al 13%. Lo stesso vale per l’indice di fiducia negli altri: era salito dal 30% di fine 2005 al 35% di febbraio 2006, ma a dicembre 2006 crolla al 28%. E si ritorna così al punto da cui eravamo partiti, cioè proprio la fiducia, che si conferma come la benzina di cui un paese come il nostro ha più urgente bisogno per ripartire.